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Maria SS. Assunta
SAN  GIORGIO  MORGETO  (RC)
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San Giorgio Martire

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San Giorgio Martire
Chi fu San Giorgio?

 
Le notizie storicamente certe sulla vita di San Giorgio sono poche, ma la tradizione più antica lo identifica come un giovane cristiano nato in Cappadocia intorno al 280 d.C., da una famiglia di fede cristiana. Trasferitosi successivamente in Palestina, intraprese la carriera militare nell'esercito dell'imperatore Diocleziano.
 
Quando, nel 303 d.C., Diocleziano promulgò l'editto di persecuzione contro i cristiani, Giorgio compì una scelta destinata a renderlo celebre nei secoli: distribuì i propri beni ai poveri, dichiarò pubblicamente la propria fede in Cristo e si rifiutò di rinnegare il Vangelo.
 
Per questo fu sottoposto a numerose torture e infine condannato alla decapitazione. Il suo martirio sarebbe avvenuto a Lidda (l’odierna Lod, in Israele), il 23 aprile 303, dove ben presto sorse una basilica edificata sulla sua tomba, meta di pellegrinaggi già nei primi secoli del Cristianesimo.

Fonte: Vatican News

 
La figura di San Giorgio a San Giorgio Morgeto

 
La storia di San Giorgio Morgeto è indissolubilmente legata alla figura di San Giorgio Martire, il glorioso soldato della Cappadocia che, secondo l’antica tradizione locale, salvò il paese durante una delle più gravi incursioni saracene.

 
Per comprendere l’origine di questa profonda devozione è necessario risalire alle origini dell’antico abitato.
 
Gli storici calabresi del XVI e XVII secolo, tra cui Gabriele Barrio, Girolamo Marafioti, Padre Giovanni Fiore e Tommaso Aceti, ricordano che il primo insediamento sorse molti secoli prima della nascita di Cristo ad opera del leggendario re Morgete, dal quale il paese prese il nome di Morgeto. Attorno alla sua fortezza, costruita sulla cima del monte, si sviluppò gradualmente un abitato destinato a diventare uno dei centri più antichi della Calabria.
 
Gabriele Barrio, richiamandosi a Stefano Bizantino, scrive: «Morgetum olim, sive Morgetia dictum, a Morgete conditum.»
 
Ovvero: «Morgeto, anticamente chiamata Morgetia, fu fondata da Morgete.»

 
Con la diffusione del Cristianesimo anche gli abitanti di Morgeto abbandonarono gli antichi culti pagani. La tradizione riferisce che il Vangelo giunse in queste terre attraverso la predicazione di San Paolo Apostolo, il quale evangelizzò Reggio Calabria e le popolazioni vicine (cfr. Atti degli Apostoli 28,13).

Tale antica tradizione di fede è richiamata anche dalla Platea del 1694, redatta dal canonico Cesare Celano e oggi custodita presso il Museo Parrocchiale della nostra Parrocchia, nella quale si afferma che la devozione cristiana in queste terre risaliva ai tempi apostolici. (Cfr. C. Celano, Inventario e Platea delli beni, mobili, stabili, cenzi, raggioni e pesi della Chiesa Parochiale sotto il titolo della SS.ma Assunzione, manoscritto, 1694; trascrizione del manoscritto del 1694, 2013, vol. 1/1, pp. 21-23.)

 
Nei secoli successivi arrivarono in Calabria i monaci basiliani, religiosi di tradizione orientale che contribuirono in maniera determinante alla diffusione della fede cristiana e della cultura bizantina nell'Italia meridionale. Essi fondarono a Morgeto un monastero dedicato a San Giorgio Martire, facendo del Santo il principale punto di riferimento spirituale della comunità e diffondendone il culto tra la popolazione.

 
Fu proprio durante le devastanti incursioni saracene del X secolo che, secondo la tradizione tramandata dagli antichi cronisti, il legame tra il paese e San Giorgio divenne indissolubile.

 
Le cronache raccontano che Morgeto venne assediata da un poderoso esercito musulmano. Per mesi gli abitanti resistettero grazie alle difese naturali del castello, ma quando i viveri cominciarono a scarseggiare e la resa sembrava ormai inevitabile, il popolo, insieme ai monaci basiliani, si raccolse in preghiera invocando l’intercessione di San Giorgio Martire.

 
Girolamo Marafioti, Padre Giovanni Fiore, Tommaso Aceti e Gian Tommaso Avati tramandano che il Santo apparve miracolosamente come un cavaliere armato, mettendo in fuga gli assedianti e salvando il paese.
 
Cangemi, nella sua monografia su San Giorgio Morgeto, raccogliendo questa antica tradizione, scrive: «Ed allora si fu, che per gratitudine e memoria di questo miracoloso scampo, ottenuto per merce dell'eroe Cappadoce, i Morgezii entusiasmati un Tempio a lui innalzarono, l'adottarono per loro Protettore, ed il nome del gentile Morgeto in quello di S. Giorgio cambiarono.»

 
Secondo questa tradizione, gli abitanti, riconoscenti per la liberazione attribuita all’intercessione del Santo, costruirono una chiesa (o tempio) dedicata a San Giorgio Martire, lo elessero patrono della comunità e decisero di sostituire l’antico nome Morgeto con quello di San Giorgio, affinché il ricordo della sua protezione rimanesse vivo nei secoli.

 
Anche Mons. Tommaso Aceti collega il nuovo nome del paese al monastero basiliano dedicato al Santo, scrivendo: «A monasterio instituti Basiliani nomen Oppido immutatum: nam S. Georgii protectione mirabili a Saracenorum direptione servatum fuit incolume anno 986.»
 
Vale a dire: «Dal monastero dei Basiliani il paese mutò il suo nome, poiché, grazie alla mirabile protezione di San Giorgio, fu preservato dalla devastazione dei Saraceni nell’anno 986.»
 
Da quel momento San Giorgio Martire divenne il patrono della comunità e il suo nome sostituì quello dell’antica Morgeto.
 
Nel 1864, dopo l’Unità d’Italia, per distinguere il Comune dagli altri centri italiani dedicati a San Giorgio, venne recuperata ufficialmente anche l’antica denominazione Morgeto. Nacque così l’attuale nome San Giorgio Morgeto, che ancora oggi custodisce il ricordo delle sue origini e della secolare devozione al suo santo patrono.

 
Ricerca storico-artistica sul simulacro ligneo raffigurante San Giorgio Martire

 
Il simulacro raffigura San Giorgio Martire nell’atto di trafiggere il drago, simbolo della vittoria della fede sul male. Il Santo, avvolto in un ampio manto azzurro compie una torsione verso destra impugnando con entrambe le mani una lunga lancia, rivolta contro il drago schiacciato ai suoi piedi.
 
L’elmo è impreziosito da un pennacchio policromo ornato da fili argentati terminanti in piccoli strass, elementi decorativi che si ritrovano anche nella fibbia della fascia dei calzari, contribuendo ad arricchire l'insieme con raffinati dettagli ornamentali.

 
L’opera è stata interessata da diversi interventi di restauro. La monografia di Cangemi ricorda due restauri eseguiti nel corso dell’Ottocento: il primo dal maestro Zaffiro di Serra San Bruno, il secondo dal maestro Biancardi di Napoli. Un ulteriore intervento è documentato da un’iscrizione apposta sulla stessa statua, dalla quale si apprende che nel 1954 il simulacro fu restaurato dallo scultore Fortunato Salerno, artista calabrese originario di Gerace.

 
Sebbene la datazione dell’opera venga generalmente collocata nei primi anni del XIX secolo, la sua impostazione iconografica e i caratteri stilistici richiamano modelli della scultura lignea meridionale sviluppatisi tra il XVII e il XVIII secolo, ai quali l’autore sembra essersi ispirato.

Fonte: Domenico Cangemi, Monografia di San Giorgio Morgeto, 1886; ristampa anastatica, Nuove Edizioni Barbaro, 2003.
 

 
San Giorgio e il drago nella Legenda Aurea

 
Tra i racconti più celebri dedicati a San Giorgio Martire vi è quello tramandato dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, una delle opere agiografiche più diffuse del Medioevo. Pur appartenendo al genere della leggenda e non della cronaca storica, questo episodio ha profondamente influenzato la devozione popolare e l'iconografia del Santo, diventando il simbolo della vittoria del bene sul male e della fede cristiana sul paganesimo.

 
La Legenda Aurea racconta che Giorgio, tribuno originario della Cappadocia, giunse nella città di Silena, in Libia. Nei pressi della città viveva un terribile drago che infestava un grande lago e terrorizzava gli abitanti. Il suo alito era così velenoso da provocare la morte di chiunque si avvicinasse. Per placarne la furia, gli abitanti erano costretti a offrirgli ogni giorno due pecore. Quando gli animali iniziarono a scarseggiare, decisero di sacrificare una pecora e un giovane estratto a sorte. Col passare del tempo la sorte colpì anche l'unica figlia del re, destinata a essere consegnata al drago.
 
Mentre la principessa si recava al lago, incontrò San Giorgio, che, appresa la causa del suo dolore, decise di affrontare il mostro confidando nell'aiuto di Cristo. Quando il drago emerse dalle acque, Giorgio salì a cavallo, si fece il segno della croce e, invocato il nome del Signore, lo affrontò con la lancia. Lo ferì gravemente senza ucciderlo e invitò la principessa a legargli una cintura al collo. Il drago, ormai domato, seguì docilmente la giovane fino alla città.
 
Gli abitanti, impauriti, tentarono la fuga, ma San Giorgio li rassicurò e annunciò che il Signore lo aveva inviato per liberarli. Li invitò quindi a credere in Cristo e a ricevere il Battesimo. Il re e il popolo accolsero il suo invito e, secondo il racconto, furono battezzate circa ventimila persone. Solo dopo la conversione della città, San Giorgio uccise il drago con la spada, liberando definitivamente gli abitanti dalla minaccia che li opprimeva.
 
In segno di riconoscenza, il re fece costruire una grande chiesa dedicata alla Beata Vergine Maria e a San Giorgio Martire. La tradizione racconta che dall'altare della chiesa sgorgasse una sorgente miracolosa, la cui acqua guariva gli infermi.
 
Il re offrì al Santo una grande quantità di denaro, ma Giorgio rifiutò ogni ricompensa, chiedendo invece che fosse distribuita ai poveri. Prima di riprendere il suo cammino, esortò il sovrano a custodire le chiese di Dio, a onorare i sacerdoti, a partecipare con devozione alla liturgia e a non dimenticare mai i poveri.

 
Questo racconto, pur appartenendo alla tradizione agiografica medievale, ha assunto nel corso dei secoli un profondo valore simbolico. Il drago rappresenta il male, il peccato e il paganesimo, mentre San Giorgio incarna il coraggio del cristiano che, confidando in Cristo, trionfa sulle forze del male. Per questo motivo la scena del cavaliere che trafigge il drago è divenuta l'immagine più celebre del Santo, raffigurata in innumerevoli opere d'arte, chiese e monumenti in tutto il mondo cristiano.

 
Fonte: Jacopo da Varazze, Legenda Aurea, XIII secolo.
Statua lignea di San Giacomo, prima del restauro
PREGHIERA A
SAN GIORGIO MARTIRE

O nostro invincibile Patrono San Giorgio Martire,
dal celeste trono di gloria su cui siedi
volgi lo sguardo su questo paese che porta il tuo nome.

A te ci rivolgiamo per chiedere la tua protezione
e intercessione innanzi a Dio.
Tu, che per il Suo amore versasti il sangue
in difesa della Fede,
dacci la forza di fuggire dalle tentazioni del maligno.
 
O Glorioso Martire,
rafforza la nostra fede che riponiamo in te
benedici la nostra comunità, le famiglie,
gli anziani, i giovani e i bambini
implora da Dio per noi una buona morte
affinché possiamo raggiungerti in Paradiso
nella gloria del Cielo. Amen.


di Vincenzo Fazari e Angelo Palermo
due giovani della nostra Parrocchia.
San Giorgio Morgeto, Aprile 2021.
CANTO POPOLARE A
SAN GIORGIO MARTIRE

San Giorgi si vestiu di Capitanu,
a parti di marina iju s’indiu;
na vaga virginella ‘nci ‘mbattiu,
sula chi si ciangia la sua ventura.
- Chi ‘ndai tu virginella e ciangi sula?-
- N’daiu lu dragu chi mi da la morti. -
-‘Ccittu tu, virginella e no ciangiari;
dragu chi mangia a tia l’accidu ieu.-
San Giorgi di la manu la pigghiau,
supa lu so’ cavallu iju la ‘nchianau
- Ti pregu, Gesù meu, o mandi, o veni,
o puramenti lu suli tratteni. -
Lu suli fu obbidenti e si fermau;
Santu San Giorgi lu dragu ammazzau.
Subitu nci iju la nova a lu re,
ca la so’ figghia riscattò la morti.
- E mo ti vogghiu fari novu re,
mu si patruni di tuttu lu regnu. -
- Non vogghiu no rignanti e no dinari,
mancu la vostra figghia pe spusari:
cu li dinari pozzu fari errori,
pozzu cadiri in peccatu mortali. -
Supa di Santu San Giorgi rosi e fiuri
sind’ iju ‘ncelu cu Nostru Signuri;
supa di Santu San Giorgi rosi e palma,
‘nterra lu corpu e in paradisu l’alma.
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