PARROCCHIA MARIA SS. ASSUNTA
SAN GIORGIO MORGETO (RC)
 diocesi di oppido mamertina - palmi
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COMUNICATO ALLA COMUNITÀ

in merito alla festa di
San Giorgio e San Giacomo
e al restauro dei Santi Compatroni

Carissimi fratelli e sorelle,
come ben sapete, lo scorso anno, proprio in questi mesi, abbiamo promosso una raccolta fondi finalizzata al restauro delle statue lignee seicentesche dei nostri Santi Compatroni, San Giorgio e San Giacomo.
Le opere versavano in condizioni molto precarie, anche se all’apparenza potevano sembrare in buono stato a causa delle numerose stuccature e dei diversi strati di pittura sovrapposti nel corso degli anni, interventi che avevano finito per coprire e compromettere il loro splendore originario.

Per questo motivo è stato avviato un lungo e complesso iter burocratico, considerata l’importanza storica e artistica delle statue, come si evince anche dalla documentazione esposta presso il laboratorio di restauro. L’iter è stato seguito attraverso l’Ufficio dei Beni Culturali della nostra Diocesi e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia.

Ottenuti tutti i permessi dagli enti preposti, il cantiere di restauro è stato ufficialmente aperto nel febbraio 2026 ed affidato alla Ditta “Metamorfosi” di Santa Lucia del Mela (ME), attraverso i restauratori accreditati dalla Soprintendenza e dal Ministero della Cultura, la dott.ssa Elisabetta Carcione e il dott. Santo Arizzi.
In una prima fase si era pensato di poter concludere i lavori entro luglio 2026, così da poter vivere una grande festa insieme a tutta la comunità.

Purtroppo, però, durante le delicate operazioni di pulitura e restauro sono emersi numerosi problemi imprevisti: le statue si sono rivelate molto più danneggiate di quanto inizialmente previsto.
Chi ha avuto modo di visitare il laboratorio e vedere da vicino le opere in restauro ha certamente potuto rendersene conto.

Per tale motivo sarà necessario più tempo, affinché il restauro possa essere eseguito in maniera accurata, minuziosa e nel pieno rispetto delle opere, così da restituire ai nostri Santi il loro autentico splendore originario.
Pertanto, in accordo con la Soprintendenza, con la ditta incaricata del restauro e con i membri dell’Associazione culturale “don Luigi Nesci”, si è stati costretti - non per nostra volontà ma per i problemi sopra descritti - a prolungare i tempi del cantiere, che auspichiamo possa concludersi entro l’anno, per garantire un lavoro eseguito a regola d’arte.

Con grande rammarico, dunque, quest’anno non potrà svolgersi la tradizionale processione di San Giacomo e San Giorgio.
Tuttavia, la Santa Messa del 25 luglio, così come già avvenuto il 23 aprile per la festa di San Giorgio, sarà celebrata in forma solenne davanti al laboratorio di restauro.

Inoltre, l’Amministrazione Comunale, che ringraziamo sinceramente per la vicinanza e il sostegno dimostrati, cercherà di garantire anche un minimo di festa civile, come già fatto lo scorso anno, per mantenere viva la nostra amata tradizionale festa "i San Japicu".

Viviamo dunque questo tempo con pazienza, fede e spirito di Comunità. L’attesa renderà ancora più bello il giorno in cui le statue restaurate torneranno finalmente tra il loro popolo.
Sarà una festa ancora più sentita, più luminosa e più ricca di emozione, capace di riportare ai nostri festeggiamenti gli antichi fasti e la bellezza di un tempo.

Continuiamo quindi a sostenere con amore questo importante progetto, custodendo le nostre tradizioni, la nostra fede e la nostra identità.

Con l’aiuto di Dio e l’impegno di tutti, presto San Giorgio e San Giacomo torneranno a splendere più belli che mai, segno vivo della devozione e dell’unione della nostra Comunità.
Domande frequenti sul restauro delle statue
dei Santi Compatroni
1. Perché non si può fare la processione con le statue anche se sono in fase di restauro?
Perché il restauro è un vero e proprio cantiere sottoposto a precise norme di legge e alla vigilanza degli enti competenti. Le statue dei nostri Santi Compatroni sono beni culturali tutelati dallo Stato ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio. In particolare, gli interventi di restauro e movimentazione delle opere sono regolati dal Decreto Legislativo n. 42/2004 e devono essere autorizzati e controllati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia. Una volta aperto ufficialmente il cantiere di restauro, le opere non possono essere spostate e non possono uscire dal laboratorio fino al completamento dei lavori e alla chiusura ufficiale del cantiere da parte degli enti preposti.
Responsabili del cantiere, ciascuno secondo le proprie competenze, sono la Soprintendenza, il committente (parroco) e i restauratori incaricati.

2. Allora perché, se il restauro è un cantiere a norma di legge, la gente può entrare nel laboratorio?
Perché, in accordo con la Soprintendenza si è scelto di realizzare il cosiddetto "restauro aperto". Il restauro aperto è una modalità particolare di cantiere che permette alla comunità, alle scolaresche e ai visitatori di osservare da vicino le varie fasi del lavoro dei restauratori, sempre nel rispetto delle norme di sicurezza e senza interferire con gli interventi in corso. Questa scelta ha un importante valore culturale, artistico ed educativo, perché consente di comprendere concretamente cosa significhi un vero restauro conservativo. Restaurare, infatti, non significa semplice-mente “ridipingere” un’opera, ma studiarla, pulirla con tecniche specifiche, rimuovere interventi impropri fatti nel corso dei secoli e recuperare, con grande pazienza e professionalità, la bellezza originaria dell’opera stessa.
Il laboratorio aperto diventa quindi non solo un luogo di lavoro, ma anche un’occasione di conoscenza, sensibilizzazione e valorizzazione del patrimonio storico e artistico della nostra Comunità.

3. Come mai tutto questo tempo per il restauro?
Perché restaurare non significa ridipingere le opere, ma riportarle il più possibile al loro stato originario.
Nel corso degli anni le statue erano state coperte da numerosi strati di pittura, stuccature e interventi non sempre adeguati, che avevano nascosto e alterato la bellezza originale delle opere.
Il lavoro dei restauratori consiste proprio nel rimuovere con estrema delicatezza tutto ciò che nel tempo ha coperto o danneggiato le statue.
Si tratta quindi di un intervento che richiede tempo, precisione, studio e grande attenzione ai dettagli, per garantire un risultato eseguito a regola d’arte.

4. Non si sapeva già che c’era la festa e che quindi le statue dovevano essere pronte?
Certamente sì.
Quando si apre un cantiere di restauro di questa importanza viene sempre stabilito un termine previsto per la conclusione dei lavori.
Tuttavia, durante le varie fasi del restauro possono emergere problematiche impreviste che non sono visibili prima dell’inizio degli interventi. Nel nostro caso, le statue si sono rivelate molto più delicate e danneggiate di quanto inizialmente previsto, rendendo necessario più tempo per garantire una buona riuscita del restauro.

5. Non si potevano realizzare delle copie delle statue per fare la festa?
No, perché realizzare copie fedeli delle statue, generalmente in resina o altri materiali, richiede tempi lunghi e soprattutto un impegno economico molto elevato.
Considerando che si tratta di un’attesa di pochi mesi, si è ritenuto più opportuno concentrare tutte le risorse disponibili sul restauro delle opere originali.

6. Ma se non si fa la festa, non si perde la tradizione?
Assolutamente no.
La tradizione non è fatta soltanto dalla processione, ma soprattutto dalla fede, dalla devozione e dall’identità della nostra Comunità.
Anche quest’anno la festa religiosa sarà vissuta con la celebrazione solenne della Santa Messa, mentre l’Amministrazione Comunale organizzerà una festa civile in forma più ridotta, così da mantenere viva la nostra tradizione e lo spirito della festa "i San Japicu".

7. Non si potevano chiamare più restauratori per finire prima le opere?
Per legge, lavori di restauro su beni culturali tutelati vengono affidati ad una ditta specializzata che assume ufficialmente la responsabilità dell’intervento davanti agli enti competenti.
Questo avviene secondo quanto previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio e dalla normativa sugli appalti pubblici e sui lavori riguardanti beni culturali, che richiedono un unico soggetto responsabile del cantiere e del coordinamento tecnico-scientifico del restauro.
La ditta incaricata opera sotto la vigilanza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia e attraverso restauratori qualificati e accreditati dal Ministero della Cultura.
Inoltre, un restauro così delicato non può essere velocizzato semplicemente aumentando il numero delle persone al lavoro, perché molte operazioni richiedono tempi tecnici precisi, grande coordinamento e interventi eseguiti con estrema attenzione per evitare danni alle opere.

8. Quando saranno pronte le statue?
L’obiettivo condiviso è quello di completare il restauro entro l’anno 2026, compatibilmente con i tempi tecnici necessari per garantire un lavoro eseguito nel migliore dei modi.
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