PARROCCHIA
Maria SS. Assunta
SAN  GIORGIO  MORGETO  (RC)
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Chiesa Matrice

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Chiesa Matrice
La Chiesa Matrice e il culto della Madonna Assunta a San Giorgio Morgeto

Le origini del culto mariano

La storia della Chiesa Matrice di San Giorgio Morgeto non può essere compresa senza ripercorrere le origini della devozione mariana nel territorio, una tradizione che le fonti locali fanno risalire ai primi secoli del Cristianesimo e che trova testimonianze più concrete nell'età bizantina.

Secondo la Platea del 1694 redatta da don Cesare Celano e ripresa successivamente da Cangemi, il Cristianesimo giunse in queste terre grazie alla predicazione degli Apostoli Pietro e Paolo. In particolare, san Paolo avrebbe affidato a san Stefano di Nicea, ritenuto il primo arcivescovo di Reggio Calabria, l'evangelizzazione della regione. A lui le cronache attribuiscono la conversione delle popolazioni locali e la fondazione del primo luogo di culto dedicato all'Assunzione della Beata Vergine Maria, «uno dei titoli più gloriosi» attribuiti alla Vergine.

Questa tradizione si inserisce nel più ampio filone storiografico diffuso tra il XVI e il XVIII secolo, che tendeva a ricondurre le origini delle principali chiese dell'Italia meridionale direttamente all'età apostolica. Sebbene tale ricostruzione non sia confermata da fonti contemporanee ai fatti narrati, essa costituisce una preziosa testimonianza della memoria storica locale e dell'antichità della devozione all'Assunta.
Le testimonianze storicamente più consistenti riguardano invece il periodo bizantino.

Tra il VII e l'VIII secolo sorsero infatti a San Giorgio due importanti santuari dedicati alla Vergine Maria. Il primo era consacrato alla Madonna Odigitria (Hodēgḗtria, «Colei che indica la via»), uno dei titoli mariani più diffusi nella tradizione orientale. Il santuario sorgeva nell'area occupata oggi dal convento dei Padri Domenicani ed era officiato dai monaci basiliani, protagonisti della vita religiosa della Calabria bizantina. Secondo la tradizione locale, un arco in pietra ancora conservato all'interno del complesso conventuale costituirebbe una delle ultime testimonianze dell'antico edificio, databile all'VIII secolo.

Il secondo santuario era dedicato alla Madonna Prestalora, conosciuta anche come Madonna della Colomba o dello Spirito Santo, e sorgeva nell'area dell'attuale chiesa di Sant'Antonio. Dopo la separazione tra la Chiesa d'Oriente e quella d'Occidente, entrambi i santuari furono progressivamente latinizzati: quello dell'Odigitria assunse il titolo della Santissima Annunziata, mentre quello della Prestalora divenne dedicato alla Madonna della Consolazione.

Queste testimonianze confermano come la venerazione della Vergine costituisca uno degli elementi più antichi dell'identità religiosa di San Giorgio Morgeto, ben precedente alla configurazione della Chiesa Matrice giunta fino ai nostri giorni.

La fondazione della Chiesa Matrice

Secondo la tradizione locale, la Chiesa Matrice rappresenta il più antico luogo di culto della comunità.
Don Cesare Celano ne descrive la fondazione con immagini di forte valore simbolico, affermando che essa fu edificata «nel mezzo della terra, come il cuore in mezzo al petto», nel punto più elevato e centrale dell'abitato. L'edificio rispettava inoltre i criteri costruttivi attribuiti agli antichi Apostoli: una pianta longitudinale (sit oblunga domus, navis habens similitudinem), con l'altare maggiore rivolto ad oriente e l'ingresso posto ad occidente. L'orientamento non rispondeva soltanto a esigenze architettoniche, ma possedeva un preciso significato liturgico e teologico, poiché l'oriente simboleggiava Cristo, luce del mondo e sole nascente della salvezza.

La dedicazione all'Assunzione della Beata Vergine rifletteva una devozione già profondamente radicata. Cangemi, cita gli autori Calvenerio e Carmine Nicolò Aversa, secondo i quali la festa dell'Assunzione sarebbe stata celebrata sin dai tempi apostolici. Sebbene la ricerca storica moderna collochi la diffusione universale della festività in epoca successiva, questa tradizione evidenzia l'importanza che la comunità attribuiva al mistero dell'Assunzione quale fondamento della propria identità religiosa.

La Chiesa Matrice tra Seicento e Settecento

Le descrizioni di don Cesare Celano consentono di ricostruire con notevole precisione l'aspetto della Chiesa Matrice alla fine del XVII secolo.
L'edificio misurava 103 palmi e un quarto di lunghezza e 42 palmi di larghezza, corrispondenti a circa 27 metri di lunghezza e 11 metri di larghezza, dimensioni considerevoli per una chiesa parrocchiale dell'epoca.
L'altare maggiore, restaurato dallo stesso Celano nel 1693, era organizzato in più ordini e impreziosito da una ricca decorazione pittorica. L'interno era adornato da numerose cappelle, pitture e quadri che documentavano la profonda religiosità della comunità.
Tra le immagini più venerate figuravano la Madonna Assunta, titolare della chiesa, la Madonna della Grazia, la Madonna del Carmine, san Michele Arcangelo, san Giorgio, gli Apostoli Pietro e Paolo, san Giovanni Battista, san Filippo e san Giacomo, san Marco Evangelista e le Anime del Purgatorio.
La presenza di un così ricco apparato devozionale testimonia non solo la vitalità della vita religiosa sangiorgese, ma anche il ruolo svolto dalle confraternite, dalle famiglie nobili e dai numerosi benefattori nel finanziamento degli altari e delle cappelle.

La musica e la liturgia

Un elemento distintivo della Chiesa Matrice era la particolare cura riservata alla musica sacra.
Don Cesare Celano descrive un «organo famoso e ben registrato», affiancato da un coro musicale diretto dal maestro di cappella Antonio Palumbo, originario di Monteleone. La musica costituiva parte integrante della liturgia e contribuiva a conferire particolare solennità alle celebrazioni.
Cangemi ricorda inoltre come proprio nella Matrice si sviluppò una tradizione musicale destinata a raggiungere il suo apice con Francesco Florimo, nipote del musicista Francesco Florimo senior, che sarebbe divenuto uno dei maggiori musicologi dell'Ottocento, archivista del Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli e autore di fondamentali studi sulla scuola musicale napoletana.
Il canto gregoriano e la polifonia accompagnavano le principali festività dell'anno liturgico, in particolare la solennità dell'Assunta e la festa del patrono San Giorgio, facendo della Chiesa Matrice uno dei principali centri musicali della diocesi. Oggi, tuttavia, il grande organo storico è fuori uso a causa del grave stato di degrado in cui versa, privando la comunità di un elemento fondamentale del proprio patrimonio musicale, liturgico e culturale. Il suo recupero consentirebbe di restituire alla Matrice la sua storica funzione musicale e di valorizzare una tradizione che per secoli ha accompagnato le celebrazioni più solenni.

Il Collegio dei Canonici e l'Insigne Collegiata

È opportuno distinguere tra l'antichità della Parrocchia, le cui origini la tradizione fa risalire ai primi secoli del Cristianesimo, e l'istituzione della Collegiata, avvenuta nel XVIII secolo.

Nel 1742 il nobile Giulio Celano, con testamento pubblico, dispose l'istituzione di un Collegio di Canonici destinato ad assicurare la celebrazione quotidiana dell'Ufficio divino e ad accrescere il decoro delle solenni funzioni religiose. L'iniziativa, sostenuta dalle autorità cittadine e dal feudatario locale, trovò il suo definitivo riconoscimento con la bolla di Papa Benedetto XIV, datata 14 dicembre 1742, che eresse canonicamente l'Insigne Collegiata di Maria Santissima Assunta.

Il nuovo capitolo era composto da un Arciprete e dieci Canonici. All'Arciprete spettava il privilegio di indossare la mozzetta lanea violacei coloris insignitus, insegna distintiva della dignità collegiale. Tre anni più tardi, nel 1745, il vescovo di Mileto, monsignor Marcello Filomarini, ampliò ulteriormente il capitolo con l'istituzione di altri sei canonicati, incrementando il numero dei canonici e garantendo una più solenne celebrazione dell'Ufficio divino, delle feste patronali e delle principali ricorrenze liturgiche.

A questo periodo risale anche il magnifico coro ligneo in noce, riccamente intagliato e dotato di sedici stalli, realizzato per accogliere il Capitolo e accompagnare la celebrazione corale della liturgia. Esso rappresenta ancora oggi una delle più significative testimonianze dell'arte lignea settecentesca conservate nella chiesa.

Il prestigio della Chiesa Matrice era ulteriormente accresciuto dal fatto che San Giorgio Morgeto fosse sede del Vicariato Foraneo della diocesi di Mileto. Tale dignità emergeva anche durante la tradizionale cerimonia annuale di obbedienza al Vescovo, celebrata il 6 dicembre nella cattedrale di Mileto: in quell'occasione l'Arciprete di San Giorgio aveva il privilegio di essere il primo, tra tutti gli Arcipreti della Diocesi, ad accedere al trono vescovile per prestare l'atto di ossequio e obbedienza, testimonianza dell'importanza ecclesiastica che la Collegiata rivestiva all'interno della diocesi.

Il terremoto del 1783 e la Cassa Sacra

La storia della Chiesa Matrice subì una svolta drammatica con il terremoto del 1783, che devastò gran parte della Calabria.
Negli anni successivi, l'istituzione della Cassa Sacra, voluta dal governo borbonico per amministrare i beni ecclesiastici dopo il sisma, comportò la soppressione di numerosi enti religiosi e la confisca di gran parte del patrimonio artistico delle chiese.
Come ricorda Cangemi, anche la Matrice fu privata di molte argenterie e suppellettili liturgiche. Riuscì tuttavia a conservare alcuni manufatti di straordinario pregio, tra cui preziosi paramenti ricamati in oro e argento e un monumentale Crocifisso in bronzo, descritto dalle fonti come un'opera di eccezionale qualità artistica, ammirata per la perfezione delle proporzioni e della lavorazione.

Una devozione che attraversa i secoli

Dalle antiche tradizioni che riconducono la fondazione della Chiesa Matrice all'età apostolica ai santuari bizantini dedicati alla Vergine, dalla ricchezza artistica e liturgica dell'età moderna alle difficili vicende seguite al terremoto del 1783, la storia della Chiesa Matrice coincide con quella della comunità di San Giorgio Morgeto.
La devozione alla Madonna Assunta costituisce il filo conduttore di questo lungo percorso storico. Intorno alla sua immagine si sono raccolte generazioni di fedeli, si sono sviluppate istituzioni religiose e opere di carità, si è tramandato un patrimonio di arte, musica e spiritualità che ancora oggi rappresenta uno degli elementi più significativi dell'identità culturale e religiosa della comunità.

Fonti:

Cesare Celano, Inventario e Platea delli beni, mobili, stabili, cenzi, raggioni e pesi della Chiesa Parochiale sotto il titolo della SS.ma Assunzione, manoscritto, 1694. Trascrizione del manoscritto del 1694, 2013.

Domenico Cangemi, Monografia di San Giorgio Morgeto, 1886; ristampa anastatica, Nuove Edizioni Barbaro, 2003.

 











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