San Giacomo Apostolo
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San Giacomo Apostolo
Descrizione iconografica
Figlio di Zebedeo e fratello più grande di Giovanni l’Evangelista, Giacomo, detto il Maggiore per essere stato il primo chiamato tra gli apostoli a distinguerlo dall’altro con lo stesso nome, detto poi Giacomo il Minore- presunto autore di quel Proto Vangelo a cui si attiene per molta iconografia cristologica fino al Rinascimento-, fu presente assieme a Pietro e Giovanni alla Trasfigurazione sul monte Tabor.
Secondo la Leggenda Aurea evangelizzò la Spagna ma, a causa dello scarso successo ottenuto, verrà a Gerusalemme dove, primo tra gli apostoli, subì il martirio per decapitazione per volere di Erode Agrippa attorno al 42. La legenda narra inoltre di come i suoi discepoli caricassero il corpo su una barca e, raggiunta la Galizia, lo seppellissero in un bosco. In seguito a circostanze prodigiose nel IX secolo la tomba fu ritrovata e attorno a essa sorse uno dei santuari più celebri della cristianità, quello di Santiago di Compostela, il cui secondo nome, derivato da campos stellar, accenna appunto al ritrovamento del corpo. La sua miracolosa apparizione durante la battaglia di Clavijo, mentre i cristiani stavano soccombendo contro i mori (844), ha generato, in pittura, una delle iconografie più diffuse del Santo. L’altra, in cui l’apostolo è vestito da pellegrino e mostra d’incedere è la più tradizionale e, ovviamente, si presta meglio alla resa in scultura.
Ricerca storico-artistica sul simulacro ligneo raffigurante San Giacomo Apostolo
La statua lignea di San Giacomo Apostolo costituisce una delle più significative testimonianze della scultura napoletana della fine del XVII secolo. La sua vicenda critica, sviluppatasi nell'arco di oltre un secolo, riflette il progressivo superamento delle tradizioni locali a favore di una lettura fondata sulle fonti documentarie e sull'analisi stilistica.
La prima attestazione bibliografica risale al 1886, quando Cangemi, nella Monografia di San Giorgio Morgeto, raccogliendo una tradizione ormai consolidata, riferiva che l'opera sarebbe stata «fatta a Parigi dal Marchese Milano». L'ipotesi, priva di qualsiasi fondamento documentario, appare oggi riconducibile al fascino esercitato dalla cultura francese sull'immaginario ottocentesco più che a un'effettiva provenienza dell'opera.
Nel 1933 Frangipane ne sottolineò invece la «bella modellazione dei dettagli», proponendone una generica datazione al XVII secolo, mentre il catalogo della mostra Sacre visioni (1999) la assegnò prudentemente a un ignoto scultore meridionale della metà del XVIII secolo.
Una svolta decisiva negli studi è stata determinata dalle ricerche archivistiche che hanno restituito il corretto contesto storico della commissione. Come evidenziato da Solferino (2008), il riferimento ai marchesi Milano, tramandato dalla tradizione, non era del tutto infondato e trovava riscontro nella documentazione relativa alla fondazione della chiesa di San Giacomo nel feudo di San Giorgio.
I documenti conservati nell'Archivio Riario Sforza dell'Archivio di Stato di Napoli documentano infatti che il 10 settembre 1683 venne benedetta la prima pietra della nuova chiesa, voluta dai marchesi Milano. I lavori procedettero con notevole rapidità: nel luglio del 1684 risultava già benedetto il dipinto dell'altare maggiore dedicato all'apostolo, nell'agosto successivo furono consacrate le campane e, nel febbraio 1685, giunsero due ulteriori tele raffiguranti la Madonna delle Grazie e San Giovanni Evangelista per gli altari laterali.
La prima testimonianza relativa alla statua compare in una lettera del maggio 1685, nella quale il Cappellano Maggiore chiedeva l'autorizzazione affinché il simulacro fosse portato annualmente in processione durante la vigilia della festa patronale. Sebbene il documento non descriva direttamente l'opera, esso dimostra che la statua era già stata realizzata o si trovava ormai in fase di imminente consegna.
L'identificazione dell'autore è stata resa possibile dagli studi di Eduardo Nappi, che nel 1992 pubblicò una polizza bancaria del 28 marzo 1685 relativa al pagamento di 110 ducati effettuato da Francesco Antonio Garofalo allo scultore Vincenzo Ardia per «una statua di San Giacomo con la sua barretta dorata e pintata». Le successive verifiche sui registri degli antichi banchi pubblici napoletani hanno inoltre accertato che la scultura era già in lavorazione nel settembre del 1684 e che Garofalo operava quale procuratore dei marchesi Milano. La convergenza tra la documentazione contabile e quella relativa alla costruzione della chiesa consente pertanto di identificare con elevato grado di certezza la statua documentata con il simulacro oggi venerato.
La personalità artistica di Vincenzo Ardia è emersa solo negli ultimi decenni grazie alle ricerche di Eduardo Nappi, Gennaro Borrelli e di altri studiosi, che ne hanno ricostruito il catalogo e la formazione presso la bottega di Michele Perrone, nella quale entrò nel 1665. Pur appartenendo a una famiglia di modeste condizioni della costiera sorrentina, Ardia seppe elaborare un linguaggio personale, pienamente inserito nella cultura figurativa della Napoli barocca.
Scampata alla distruzione provocata dal terremoto del 1783, che rase al suolo l'originaria chiesa di San Giacomo, la statua fu verosimilmente sottoposta, tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, a un intervento di ridipintura volto a ripristinarne il decoro dopo il trasferimento nella nuova sede di culto. Pur modificando in parte la policromia originaria, tale intervento sembra aver rispettato l'impianto cromatico seicentesco, caratterizzato dalla raffinata tecnica dell'estofado de oro, preservando la ricchezza decorativa dell'opera.
Nel 2026 il simulacro è stato oggetto di un importante intervento di restauro conservativo, finalizzato alla stabilizzazione del supporto ligneo, al consolidamento della pellicola pittorica e delle dorature, alla pulitura delle superfici e al recupero della leggibilità dell'apparato decorativo. Il restauro ha restituito piena evidenza alla qualità dell'intaglio e della policromia, consentendo di apprezzare nuovamente la finezza esecutiva dell'opera e confermandone il valore quale significativa testimonianza della scultura lignea napoletana del Seicento, attribuita a Vincenzo Ardia e legata alla committenza dei marchesi Milano di San Giorgio.
CANTO POPOLARE A SAN GIACOMO APOSTOLO
Japicu bellu e ‘dduvi si venutu
chi di li pedalini fu portatu,
pemmu portamu a vui ‘nci vozzi aiutu
genti di economia e di gran costatu.
Si misi lu marchesi per aiutu
e a San Giorgi lu vozzi portatu.
Se di lu iornu vostru no chioviti,
miseri ‘ndi voliti abbandunati,
li foresteri apposta su venuti
mu vennu asciutti e mu vannu vagnati.
E quandu di la chiesa vui nesciti
e li campani allarmi su sonati
e quandu a la chiesa vui trasiti
lu Paradisu ’nterra lu calati.
Supra la vostra vara curuji e sguti
chi bella devozioni chi portati,
a nui nu morzu l’unu ‘ndi spartiti
chi bella devozioni chi ‘ndi dati.
Chi bella devozioni chi ‘ndi dati
San Japicu di Galizia vi chiamati.
PREGHIERA A SAN GIACOMO APOSTOLO
O glorioso San Giacomo, apostolo e martire di Cristo,
nobile difensore della Fede
che hai convertito un numero immenso di persone,
oggi ti chiediamo di convertire al Vangelo anche il nostro cuore
e l’intera Cittadina di San Giorgio Morgeto.
O apostolo della pace,
ti preghiamo di riempire i nostri cuori di amore, pace e giustizia.
A te che sei un mediatore potente ed efficace davanti al Signore,
vogliamo anche chiedere di essere nostro avvocato in cielo
e di realizzare ciò che chiediamo con fiducia: (Pausa di silenzio e chiedere nel proprio cuore, con fede e speranza, ciò che si vuole ottenere).
Coprici con la tua protezione e con il tuo sostegno
affinché il Dio misericordioso perdoni le volte che l'abbiamo offeso e,
nella sua bontà, ci dia grazia ogni giorno della nostra vita.
Guidaci per le vie migliori, affinché ti possiamo imitare
e possiamo giungere, un giorno, a godere della pace eterna. Amen.